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La storia dei RushBrothers

Tutto è cominciato così: due manine aggrappate al mio legno, due piedini tesi sulle punte, due occhietti che si affacciano oltre il mio architrave.

Io sono la porta. Spessissimo sono chiusa. Ma quel giorno no.

Due occhietti timidi e curiosi spuntano e guardano oltre la mia soglia, e dopo questi, ecco che ne vengono fuori altri due, e poi altri due piedini a spingersi sulle punte, e altre due manine sul mio legno. Guardano fuori, miti e guardinghi, timidi e curiosi. Eccoli: Joseph e Val. Sono pieni di stupore: la porta chiusa, sempre chiusa, una volta, per una volta,… scostata! «Che ci sarà dall’altra parte?» Così: tutto è cominciato proprio così. Della loro storia vorrei dirvi qualcosa.

Joseph nelle cose vuol tanto vederci chiaro, Val le osserva e pensa, le osserva e pensa; così l’uno guarda dritto, l’altro guarda su. Hanno una corporatura minuta, e tanto minuti sono i piedi, al punto che a tratti hanno davvero qualche difficoltà nello stare piantati a terra.

Nel luogo da cui Joseph e Val vengono non c’è nulla di solido, ma tutto è nuvole: nuvole celesti fanno da strade, nuvole verdi sono i prati, nuvole rosa sono il cielo del mattino e quello del giorno che finisce; e le case? Forme variopinte di soffice aria. Nel luogo da cui Joseph e Val vengono non basta certo tendere distrattamente la manina per cogliere un fiore, spalancare una finestra, aprire una porta, o accostare le labbra a un bicchiere d’acqua fresca. Il fiore, la finestra, la porta, il bicchiere al tocco di un gesto distratto si dissolverebbero. Serve invece imparare a maneggiare tutto con una delicatezza simile a quella con cui una nuvoletta bianca si sposta nel cielo quando è limpido. All’inizio per imparare serve attenzione, concentrazione, e pazienza anche, e poi addestramento. Ma quando il “tocco di cielo” è conquistato, è tuo per sempre, e per sempre sarà spontaneamente in ogni gesto. E allora la mano diventa delicata, il passo agile, e – fatto speciale – dopo il duro e paziente lavoro per imparare il “tocco di cielo”, sul viso compare un’espressione simpatica, serena, e mai seriosa.

Joseph e Val hanno l’aria un po’ sciocca e trasognata, hanno caratteri vaghi come i contorni delle nuvole, e non prendono mai sul serio il modo in cui sono fatti. Del mondo, invece, curiosi, ingenui e con aria svampita, prendono sul serio proprio tutto. La luna e le stelle, la musica e i fiori, penne e scrivanie, manifesti e strade,… E osservano; e osservando osservando, di ciò che guardano finiscono col fare un po’ parte, come le nuvole del cielo che dà loro forma.

Io sono la porta. Qualcuno per sbaglio mi ha lasciata socchiusa. Da allora Joseph e Val se ne vanno in giro, leggeri e ingenui come un’ideuzza, come un pensiero senza pretese, che non si prende sul serio e salta in testa inaspettato e simpatico, e per un attimo fa davvero bella compagnia.

Grazie a: Titina Vallog